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DICONO DI SEDINI

L'arrivo a Sedini

Come si potrebbe descrivere il paesaggio sedinese ad una persona che non vi è mai stata? Come si potrebbe riuscire a trasmettere a qualcuno le sensazioni che si provano quando si intravede Sedini da lontano in una giornata primaverile?

Ci sono due risposte, la prima, la più ovvia, è quella di far visitare Sedini e i suoi paesaggi dal vivo e la seconda è quella di far leggere all'interlocutore il libro di Angelo Carboni.

Da “Inguaribile Vagabondo” di Angelo Carboni:

[...]

Stavolta i ricordi prevalgono sui particolari del viaggio, anche se ogni tanto certi scorci mi riportano al punto della strada in cui ci troviamo. Pensieri che vanno indietro alle prime visite a Sedini; quando sei giovane ed innamorato non sempre l'attenzione si sofferma su aspetti che sembrano estranei a questo mondo, ma da subito mi resi conto che il paese aveva qualcosa di diverso, di speciale, se paragonato alla realtà che conoscevo. Aveva un'anima antica che quelle case costruite sulla roccia contribuivano a rendere più misteriosa; sembrava quasi che anche il tempo lì avesse seguito un'altra dimensione; il freddo granito dei paesaggi a me cari lì era stato sostituito dalla bianca e calda roccia calcarea.

Non era solo il confronto tra ere geologiche diverse ma la sensazione immediata di una realtà particolare in cui, sin dall'inizio, avevano un ruolo fondamentale la specificità della parlata e la gente. La consueta sosta a San Pietro delle Immagini mi introduce come sempre in quel mondo diverso. La vista della chiesa romanica segnava sempre quel confine immaginario, da lì potevo intravedere il canyon di La Malmuradda, segnato dal rio Silanis, e lo spuntone roccioso dietro cui si trova Sedini.

 Il ricordo non poteva che andare a mio suocero con il quale avevo scoperto quei luoghi che a poco a poco sarebbero diventati parte del mio mondo. Lui preferiva le uscite in campagna, anche perchè erano l'occasione buona per cercare polloni di ulivo e salice e “liaddoggia”, clematide cirrosa per fare i cestini di cui era un esperto artigiano. Forse la prima volta che uscimmo assieme fu quando siamo andati a Spelunca, un luogo pieno di fascino e mistero perchè sede di un antico insediamento; il nome evocava insediamenti rupestri, in realtà erano rimasti un grande antro con una fontana all'interno e i ruderi della chiesa dell'Annunziadda, ricoperti di edera, cespugli di assenzio e fichi d'india. Non fosse stato per le ultime piante, l'aspetto era di un paesaggio gotico; la chiesa rivelava i segni di una perduta storia e bellezza.

[…]

 

"Inguaribile Vagabondo" non è un semplice libro, è un insegnamento di vita ed una testimonianza di immenso valore.

Angelo Carboni dal 2004 è ammalato di sla (scriviamo l'acronimo della malattia in minuscolo perchè come dice lui non dobbiamo dargli molta importanza e non dobbiamo dare troppa confidenza al nemico) e i due ultimi libri, incluso "Inguaribile Vagabondo" sono stati scritti interamente grazie ad un comunicatore oculare. 



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